IL RAPPORTO TRA MODA E PLASTICA

Il settore della moda ha iniziato ad usare la plastica per ragioni economiche, funzionali e di verstilita’ creativa.

Basso Costo e Produzione di Massa: Il poliestere e altre fibre sintetiche sono molto più economiche da produrre rispetto alle fibre naturali (seta, cotone, canapa, lana).

Versatilità e Funzionalità: La plastica è leggera, idrorepellente, resistente alle muffe e alla corrosione e isolante.

La plastica permette di creare colori e forme che i materiali tradizionali non consentono.

I capi in plastica non sono biodegradabili e, durante i lavaggi, rilasciano microplastiche che inquinano non solo i fiumi e i mari ma purtroppo anche la falde acquifere che sono la nostra fonte di vita.

LA PRESENZA DI PLASTICA NEL CORPO UMANO

Le microplastiche sono ormai onnipresenti nel corpo umano, rilevate in sangue, polmoni, placenta, fegato, reni e persino nel cervello.
 
Entrano nel nostro organismo tramite l’aria, l’acqua e cibi contaminati.
 
Il tipo di polimeri piu’ comuni che vengono rilevati nella maggior parte degli esami e’ il PET delle bottiglie di plastica, seguito da polietilene, polistirene e metilmetacrilato.
 

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Recycled fabric in different colors

IL POLIESTERE RICICLATO

Il poliestere riciclato e’ la soluzione all’inquinamento da microplastiche o non lo e’ ?

Secondo un report pubblicato a fine 2025 il poliestere riciclato rischia di aumentare l’inquinamento da microplastiche.

Ma e’ anche vero che il riciclo della plastica come reti da pesca e bottiglie PET riducono l’uso di materie vergini convertendo rifiuti in nuove fibre.

Tuttavia, studi indicano che i materiali riciclati possono rilasciare più microfibre di quelli vergini.

Secondo Urska Trunk, Senior Campaign Manager di Changing Markets Foundation il poliestere riciclato sarebbe un escamotage astuto per aggirare il problema dell’inquinamento da microplastiche in maniera economica e rapida senza pero’ risolvero veramente.

  • Riduzione dell’inquinamento e protezione della natura: Riciclare la plastica previene la dispersione nell’ambiente e negli oceani.
  • Risparmio di materie prime ed energia: Utilizzare plastica riciclata al posto di quella vergine riduce la necessità di estrarre petrolio.
  • Riduzione delle emissioni di gas serra: Meno emissioni di CO2 dovuti alla produzione di nuova plastica
  • Valorizzazione dei rifiuti: I rifiuti di plastica, come le bottiglie, possono trasformarsi in nuovi oggetti (arredi urbani, vestiti, componenti auto) in un ciclo continuo.
  • Riduzione delle discariche: Meno plastica viene inviata in discarica.
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In sintesi, riciclare è un’azione concreta per la sostenibilità ambientale che riutilizza meteriale inquinante e dannoso (perche’ di fatto rilascia microplastiche non solo nell’ambiente ma anche nel corpo umano) per fare in modo che venga prodotto meno materiale ex novo che richiederebbe un incremento di spesa energetica per produrlo e un conseguente aumento di emissioni di gas CO2.
 
In questo modo non si risolve l’inquinamento  ma si contribuisce a ridurlo, che e’ comunque un grande passo in avanti.
 
 

L’utilizzo delle materie plastiche come la bottiglie in PET per creare indumenti e’ un processo che contribuisce in maniera significativa alla riduzione dell’inquinamrento globale.

COSA FARE PER CAMBIARE

Negli anni in cui l’industria della moda comincio’ ad utilizzare la plastica non era consapevole dei pesanti danni che avrebbe provocato all’ambiente e di conseguenza alla salute dell’uomo.

Oggi lo si e’ capito ma cosa fare per innescare una transizione verso i materiali naturali che erano usati normalmente fino agli anni ’50.

Nel solo campo dei tessuti e fibbre venivanao largamente impiegati questi:

  • Canapa: La fibra di canapa, nota per essere estremamente resistente (tre volte più del cotone) e durevole, veniva usata per produrre vestiti, tovaglie, lenzuola, sacchi tessuti grezzi e molto altro ancora.
  • Lino: Fibra tessile antichissima usata per biancheria e abbigliamento.
  • Lana e Seta: Principali fibre di origine animale per l’abbigliamento.
  • Cotone: Impiegato come fibra naturale di origine vegetale.
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  • Ed e’ qui che entriamo in gioco noi, noi persone, noi cittadini. Ci siamo abituati ad essere descritti come consumatori passivi che semplicemente entrano in un supermercato e comprano quello che e’ stato esposto per loro in modo quasi automatico.
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Questo potrebbe sembrare vero ma non lo e’ completamente. 

Non teniamo presente il fatto che  e’ proprio grazie alle nostre spese che i produttori guadagano.

Se noi non spendiamo non c’e’ nessuno che guadagna.

Indirizzare i nostri acquisti verso un determinato settore o articolo determina il volume di vendite di quest’ultimo.

Le nostre spese se fatte in modo consapevole hanno un impatto enorme sul mercato.

L’opzione di aspettare che vengano emesse delle normative a livello europeo o a livello mondiale che costringano a diminuire l’uso della plastica da parte delle industrie come quella degli imballaggi, dell’ edilizia e dell’ elettronica, (che sono quelle che utilizzano maggiormente la plastica e i suoi derivati), e’ come aspettare il famoso treno delle opportunita’ che purtroppo non passera’ mai.

Il percorso piu’ fattibile rimane quello di acquistare in modo responsabile e solidale.

Quello che intendo e’ qualche cosa di simile ad un processo gia’conosciuto con il nome di “glocalizzazione” (pensare globale, agire locale).

In breve e’ una situazione che si crea quando i marchi globali sono costretti ad adattare i propri prodotti per poter vendere in nuovi mercarti:

Coca-Cola: Oltre ad adattare le campagne marketing (nomi locali sulle bottiglie), ha modificato i gusti in base alle regioni. Ad esempio, offre varianti al mango in India e bevande tè verde in Giappone.

Frito-Lay (PepsiCo): Adatta i gusti delle patatine alle preferenze locali, creando sapori esotici per mercati specifici.

Faccio ora un esempio banale per chiarire.

Immaginate un gelataio che apre la sua piccola gelateria in una cittadina qualsiasi.

I clienti chi piu chi meno apprezzano tutti i gusti di gelato che la gelateria propone ma i cittadini hanno deciso di non comprare il gelato al limone.

Quanto tempo potra’ passare prima che il gelataio smetta di proporre il gelato al limone.

Questo esempio stupido ha un fondamento preciso e pratico.

Nessun venditore piccolo o grande che sia continuera’ a proporre un articolo che sa che non verra’ venduto.

Diminuire drasticamente o smettere di acquistare articoli “Fast Fashion” scegliendo indumenti e un abbigliamento composto da materiali naturali, riciclati e anche ecosolidali spingera’ i produttori a guardare verso altre soluzioni per continuare a vendere.